Traggo spunto per alcune considerazioni da un intervento di impianto di protesi peniena per disfunzione erettile conseguente a intervento di prostatectomia radicale eseguito oggi presso la Clinica Sanatorio Triestino su un uomo di 60 anni, sottoposto nel 2011 (all’età di 52 anni) a intervento di prostatectomia radicale, appena 8 anni dopo avviato alla riabilitazione dal punto di vista sessuale.

1. L’incidenza di disfunzione erettile in pazienti sottoposti a prostatectomia radicale può arrivare sino all’89%;
2. Il recupero della funzione erettile può richiedere fino a 2 anni dal momento dell’intervento;
3. Durante questo periodo l’assenza di erezioni produce fenomeni di fibrosi dei corpi cavernosi, accorciamento del pene e comparsa di fuga venosa che pregiudicano ulteriormente la funzione peniena;
4. L’uso di farmaci per via orale è privo di utilità in presenza della lesione nervosa conseguente all’intervento chirurgico, poiché la causa della disfunzione erettile consiste nella mancata trasmissione del segnale nervoso dal cervello al pene;
5. L’uso di farmaci iniettabili nei corpi cavernosi (la cosiddetta farmacoprotesi) non risulta particolarmente gradito ai pazienti e la percentuale di abbandono dopo 1 anno è dell’85%. Altrettanto impopolare tra i nostri Pazienti è l’uso di dispositivi meccanici, i cosiddetti vacuum device;
6. Complessivamente appena il 25% dei Pazienti sottoposti a prostatectomia radicale, anche con tecnica nerve sparing, riesce ad ottenere una erezione (spontanea o con l’ausilio di farmaci), adeguata alla penetrazione;
7. Lo stress correlato alla malattia e le variazioni nelle caratteristiche dell’orgasmo, la perdita della capacità di eiaculare, inducono alterazioni psicologiche che contribuiscono all’ulteriore peggioramento della sessualità della coppia;
8. L’assenza di protocolli condivisi e validati che consentano la ripresa e il mantenimento di una capacità erettile adeguata alla penetrazione nell’intervallo tra l’intervento e l’eventuale recupero dell’erezione, l’informazione spesso lacunosa fornita prima e dopo l’intervento chirurgico, inducono confusione nei Pazienti che nella maggior parte dei casi continuano a coltivare irrealistiche aspettative di recupero dell’erezione anche quando esse devono considerarsi sostanzialmente irrealizzabili.

Un recente studio pubblicato su Journal of Sexual Medicine (Quality of Life, Psychological Functioning, and Treatment Satisfaction of Men Who Have Undergone Penile Prosthesis Surgery Following Robot-Assisted Radical Prostatectomy, Pillay et al.) condotto da studiosi su pazienti sottoposti a impianto di protesi peniena dopo intervento di prostatectomia radicale robot-assistita ha accertato che la percentuale di Pazienti soddisfatti di questo tipo di trattamento è del 94%.

I Pazienti candidati e/o sottoposti a intervento di prostatectomia radicale retropubica dovrebbero pertanto ricevere una adeguata e realistica informazione sulla possibilità di ricorrere all’impianto di protesi peniena per una completa riabilitazione sessuale; questa metodica costituisce attualmente la migliore soluzione alla disfunzione erettile conseguente alla prostatectomia radicale.

Per saperne di più: Protesi peniena: video, tecnologie, benefici e tutte le risposte alle domande più frequenti.